Timet - Mariposa
Metamorfosi di canzoni napoletane
Metamorphosis of some neapolitan songs
Elettroidee sulla zoomorfosi sonora di alcune canzoni
napoletane
Electro-Ideas on the zoomorphosis of some neapolitan
songs
1.Meta.Guarracino - freely from "Lo Guarracino", di
ignoti (1700 c.a.) [10:18]
2.Meta.Merlo - freely from "Miérolo Affortunato",
versi di S. Di Giacomo, musica di E.A. Mario (1926)
[6:02]
3.Meta.Cammello - freely from "Caravan Petrol", di
Renato Carosone
[7:44]
4.Meta.Cicerenella - freely from "Cicerenella", di
ignoti (1750 c.a.)
[6:26]
5.Meta.Palummella - freely from "La palummella", versi
attr. a D. Bolognese, versi di ignoto
(pubbl. T. Cottrau, Napoli 1837) [6:55]
6.Meta.Palumma - freely from "Palumm'e notte" [6:16]
7.Meta.Ciuccio - freely from "Lo ciuccio de Cola"
[8:52]
Original interpretations of neapolitan traditional
songs by Mariposa.
Editing, re-mixing and transfigurations by
Lorenzo Brusci - Timet
TIMET - ensemble MARIPOSA
Lorenzo Brusci - sound designer, composition, editing
and mastering
Enzo Cimino ? sound technician, glockenspiel and percussion
Alessandro Fiori - vocals, violin, harmonium
Enrico Gabrielli - flute, clarinetts, sax and composition
Gianluca Giusti - keyboards
Rocco Marchi - electric guitar, harmonium
and mini moog
Michele Orvieti - keyboards
and
Pierpaolo Cimino - live electronics and loops
in Cicerenella
Mattia Di Rosa - vocal argument in Palumma
Mario
Frezzato - english horn in Cicerenella
Acoustic recordings made by Enzo and Pierpaolo
Cimino at ObstUndGemuse studio, Cerro Veronese (VR),
may 2001.
Remixing, editing and mastering
made by Lorenzo Brusci at Timet studio, Ripa di Pietrasanta
(Lucca), Italia,
between march and april 2003; assisted with love and
patience by Mariposa.
below some excerpts from the 2 final cd artworks, the
Mariposa's versions and the remixed Lo-Timet's electro-versions |
La genesi;
la trasfigurazione; la metamorfosi.
"
Milano, autunno 2000. Il giovane Enrico Gabrielli viene
avvicinato da N.V., un noto discografico, milanese d'adozione,
che gli commissiona un disco basato sulla reinterpretazione
strumentale di classici del repertorio napoletano. Il
disco deve essere "pieno di passione mediterranea,
quasi di sesso" e dev'essere, nell'intenzione del
produttore, venduto ai giapponesi".
Queste le disastrose premesse di un lavoro discografico
che per anni avrebbe stagionato in botti di silenzio
editoriale.
Dunque l'inizio fu una commissione, fattami ai tempi
in cui frequentavo ancora il Conservatorio ed ero da
poco membro dei Mariposa, giovane formazione all'esordio
discografico ("Portobello Illusioni").
Ricordo che ai tempi (e tutt'ora) non mi interessava
scrivere per interpreti esterni e per organici canonici;
volevo essere io stesso strumentista e al tempo stesso
condividere la dialettica di un ensemble compositivamente
stimolante e dall'organico ampiamente elettroacustico.
Visto che con i Mariposa stavamo lavorando proprio sulla
forma canzone, decisi di coinvolgerli nella cosa.
Col signor produttore fu subito un tira e molla di premesse
tradite e idee rifiutate.
La prima chiave di lettura di tutto il lavoro fu l'idea
turistica di comporre paesaggi sonori e "cartoline" musicali
in omaggio a Napoli e ai suoi simboli (ecco il filo rosso
zoologico). Ma nella vera e propria lavorazione del disco,
l'interesse si spostò sull'aspetto strettamente
compositivo: Napoli e le sue canzoni divennero il divertente
pretesto per una serie di studi di sintesi tra inter-conduzione
improvvisativa, scrittura su partitura e principi di
giustapposizione organizzata. Scelti i brani dall'infinito
repertorio partenopeo, lavorai in un primo momento per
distillazione. Da ogni canzone ricavai cellule elementari,
in forma di sequenze armoniche, di articolazioni ritmiche,
di colori e timbri; poi elaborai canovacci di partitura
dove assegnavo il materiale ricavato: in esecuzione diventavo
direttore-compositore richiamando a gesto materiale,
interprete, nuances. In alcuni casi la partitura era
orale e il materiale per ogni esecutore lasciato grezzo
o appena accennato. In questi casi il gruppo operò di
composizione dialettica, dove il senso e la direzione
di libere improvvisazioni era fortemente sorretto da
imprescindibili e predefinite priorità di forma.
Il disco che ne è risultato è stato decurtato
di 3 brani (due dei quali ritornano in "Metamorfosi
di canzoni napoletane") e si chiama "Nuotando
in un pesce bowl", di prossima uscita per Lizard/Audioglobe
di Treviso.
Le idee trasfiguratorie Mariposa, come lasciano intendere
le mie note, volevano individuare una strada personale
ma non esaustiva. La disposizione d'animo dell'ensemble
era (ed è ancora) quella del gioco cosciente verso
un eterno fatalismo del comporre che, su disco, si fa
fotografia di un'attitudine. Il "quid" nei
Mariposa è, infatti, l'attitudine, ciò che
adesso abbiamo individuato con il nome di Musica Componibile.
Col termine "componibile" si può indicare "l'assemblaggio" e/o
ciò che in senso lato è ancora "da
comporre": è evidente che nell'arte trasfiguratoria
il musicista Componibile si pone in maniera fortemente
possibilista.
Dunque, la complessa operazione di Brusci/TIMET, frutto
di interessanti applicazioni metodologiche sull'arte
di disegnare oggetti sonori mediante riconcepimento formale,
concettuale, timbrico attraverso il solo strumento tecnologico,
parte da qui. Se "Nuotando in un pesce bowl" era "possibile" prima
fase trasfigurativa eseguita dal vivo, "Metamorfosi
di canzoni napoletane" è la "possibile" seconda
fase (ad esser precisi terza, se si considerano le canzoni
originali come primo stadio compositivo) di un naturale
processo verso la totale sintassi elettronica.
Sarà evidente al lettore, ora, il perchè di "Metamorfosi": "metacomposizioni
di trasfigurazioni", cioè fase ultima (ma
non ultimativa) di un ciclo che parte da Napoli, va alla
pura astrazione compositiva e torna infine a Napoli,
riappropriandosi delle sue voci e dei suoi animali.
Voci e animali che sembrano gli spettri di un antico
ricordo profondamente elettronico.
[E.G.]
Etica del linguaggio.
In Metamorfosi di Canzoni Napoletane Lorenzo Brusci-Timet
e i Mariposa vi offrono gli esiti di un processo
di elaborazione elettronica applicato a fonti della
tradizione popolare napoletana. Il mio lavoro manipolante
sulla classicità musicale e sul materiale
acustico fonografico in genere, nasce all'inizio
degli anni '90. Sia che alteri profondamente (nonlinearmente)
la struttura e il timbro delle sorgenti campionate/eseguite
o che ne trattenga parzialmente l'intenzione lineare,
la sua operazione evidenzia la naturalezza delle
prassi di ristrutturazione e trasfigurazione del
patrimonio musicologico veicolato dai supporti di
registrazione analogici ed elettronici.
Che il tempo attuale della musica contemporanea si
esprima attraverso la restituzione di stati musicali
non finiti, condizioni simboliche fluide, assunzioni
e identità formali permutabili, stati quindi
non votati a difendersi, ma a lasciarsi manipolare,
trasformare in altro, è intuizione radicale
e appassionata ma certo non diffusa. Musica Aperta,
nel senso autorale e pre-interpretativo, dunque concetti
e stati musicali interpolabili che presuppongono qualsiasi
ulteriore lavoro compositivo. Questo è il cuore
metodologico di Timet. Da sempre la musica è stata
iper-attingibile e ricontestualizzabile; questo presente
ha in più la consapevolezza dell'irrinunciabilità socio-culturale
del processo stesso.
Musica aperta e intenzionalmente disponibile alla trasfigurazione
ad opera di altre menti, in quel continuum che distende
le identità compositive nella coralità della
storia presente del linguaggio.
Siamo distanti da chi tenta d'imbrigliare la musica
nella scarsa conoscenza del proprio contemporaneo -
la pop memoria - e da chi si ostina a vendicarsi legalmente
degli intrecci virtuosi tra tecnica trasfigurante e
memoria storicizzata. Dichiaratamente e liberamente
di molti, anche questo nostro lavoro dal titolo Metamorfosi
di Canzoni Napoletane percorre la strada dell'opera
multicomposta, nonlineare e multilineare, assumendo
l'esistenza di una sorgente tradizionale, della sua
trasmissione orale e scritta decennale, dei molti processi
intermedi di alterazione strumentale apportati dai
Mariposa tutti, da me variamente traditi, sotto consiglio
e in dialogo con i Mariposa stessi. In più Metamorfosi è opera
non ultimativa, dichiaratamente suscettibile di ulteriori
individualizzazioni e adattamenti. Il suo orizzonte
interpretativo sono le canzoni napoletane originarie,
spesso di autori ignoti, il loro forte carattere zoomorfo,
la precomprensione diffusa della loro forma e rappresentazione
popolare, quindi la loro memoria pulsante nei musicisti
che compongono il e per il gruppo Mariposa.
Questa rete di riferimenti costituisce la struttura
intellettuale dell'opera qui proposta, e in quanto
rete non può richiudersi in una tutela gerarchica
della proprietà dell'opera. Infatti il lavoro
non è depositato presso nessuna agenzia di tutela
del diritto d'autore e ciascun uso che abbia scopo
di lucro - come il passaggio radiofonico in una radio
di stato -deve concordare con i compositori la moneta
di scambio.
Sul disco, questioni di metodo.
In Metamorfosi ho applicato tecniche di metacomposizione
nel senso di trattamento compositivo di aggregati-nuclei
preregistrati, utilizzati alla stregua di elementi
primi, fatti dialogare e processati perché il
loro stato reciproco diventasse compositivamente
organico.
Il rapporto con l'esecutore pre-registrato può essere
profondamente pretestuoso oppure didatticamente significativo;
ciò dipende dal carattere dell'operazione. Nel
caso di Metamorfosi il carattere della composizione
spesso collettiva dei Mariposa mi ha guidato nel cercar
di mantenere la coralità come fatto delle scelte
di formità e deformità, estendendo l'idea
di gruppo a quel tratto espressivo comune che raccoglie
uomini e animali, nelle piazze e nelle foreste, e che
fa dei loro eventi un movimento d'assieme analogicamente
articolato.
L'accesso alle tracce del master acustico Mariposa,
la conoscenza delle tipologie esecutive di ciascun
musicista, la consapevolezza dei criteri di composizione
assistita seguiti nel corso della registrazione del
lavoro Mariposa. Questi strumenti erano in mio possesso
per attuare un dirottamento integrale degli innumerevoli
meccanismi che costituiscono il preesistente lavoro
Nuotando in un pesce Bowl.
Non si dà metacomposizione senza l'ammissione
di una preesistenza logico-compositiva, un'articolazione
musicale, sia questa su partitura estesa o su supporto
discografico; non si dà operazione metacompositiva
senza un'esplicitazione d'appartenenza, appassionata
o scettica che sia. In questo non c'è differenza
dalla composizione con scrittura estesa, fatta eccezione
per lo statuto formale e tecnico-concettuale che chi
lavora grazie e successivamente all'avvento della musica
fonografica è costretto ad assumere: la cesura
metodologica tra la musica fonografica e poi digitale
e la musica scritturale, ci obbliga a definire il criterio
tecno-logico con cui utilizziamo l'esecuzione del musicista
interprete nella sua materialità sedimentata,
registrata. In sostanza che differenza mai può esistere
tra materie sonore la cui intenzionalità è comunque
prevista e interpolata da una o più menti compositive?
Che io abbia pensato l'alterazione tramite scrittura
notazionale di alcune idee a lungo incubate su un frammento
wagneriano o bachiano, e che poi richieda l'esecuzione
dell'alterazione da parte di uno strumentista umano;
o che qualcuno abbia eseguito quel Wagner e quel Bach,
e adesso io lo alteri fino a portarlo presso la mia
idea di stato compositivo, non è di alcuna sostanziale
differenza compositiva, bensì implica modalità della
variazione rilevanti esteticamente. Metacompositivo è così il
trattamento logico di qualsiasi materiale preesistente
alla mia azione compositiva e che utilizzi in modo
rilevantemente sintetico la storicizzazione e l'articolazione
meccanico-musicale raggiunta dal linguaggio nella sua
restituzione elettro-digitale.
Come dire che la stilisticità di una composizione,
il suo carattere fortemente interpolante ed ammissivo
- a più livelli - di agglomerati e meccanismi
della sorgente o delle sorgenti del processo sintetico
può definire un atteggiamento metacompositivo,
quasi come definirebbe le virtù e le restrizioni
tecniche di un'esecuzione su un particolare strumento.
E la perdita della referenzialità verso lo stato
lineare delle sorgenti del processo sintetico definisce
la condizione di nonlinearità compositiva, appunto
nonlinearità di trattamento e ricomposizione
delle sorgenti culturali in applicate nel gioco metacompositivo.
Lorenzo Brusci-Timet
[L.B.]
Sui brani del gioco Timet/Mariposa sulla canzone napoletana.
1. Meta Guarracino
La genesi e l'importanza storica di questa lunga tarantella
(19 strofe) avrebbe bisogno di una trattazione appropriata:
ci limitiamo col dire che "Lo Guarracino", è una
storia marina su di un pesce scapolo in cerca di
moglie. L'incalzante vicenda finisce nel grottesco,
tra il brulicare di esseri marini e faide familiari.
L'intero popolo del mare sembra a raccolta in questa
parossistica scenata napoletana d'altri tempi. Noi
in tutto questo abbiamo visto una immensa Napoli
sommersa e la trasfigurazione ha tentato lo spostamento
del senso da narrativo a pittorico. Si è partiti
coll'idea di fare un pannello unico senza beat e
diviso in due parti liquide. Dall'originale è stato
desunto il materiale accordale e messo in sequenza
per ricavare delle successioni armoniche (da assegnare
alle tastiere) e melodiche (a chitarra elettrica
suonata con e-bow, violino e clarinetto). La prima
parte consiste nell'alternanza tra le due tastiere
della grezza sequenza armonica; la seconda è un
lentissimo contrappunto per linee della sequenza
melodica, a ritmi e respiri indipendenti. Il brano è,
in pratica, una libera anamorfosi compositiva dell'originale
napoletano e le due parti in cui è diviso
rappresentano la fase di approdo/movimento e la fase
di contemplazione/stasi di un rallentamento formale
dall'andamento reiterato circolare.
[E.G.]
Il mantenimento dello scorrimento lineare del brano
Mariposa, suggerito dalla sua qualità formale,
mi ha spinto a cercare l'esaltazione della concezione
narrativa originaria. Se dall'originale napoletano
si trae il contesto narrativo, qui ho tratto il senso
espressivo delle presenze timbriche e la loro esigenza
di organicità. Ecco quindi che i synth e i canti
si fanno mare e volo d'uccello, molluschi e guizzi
di coscienza, nugoli di materia vivente e avvistamenti
preziosi.
[L.B.]
2. Meta Merlo
Un merlo incanta una fanciulla che poco prima era immersa
nei dolorosi pensieri di un recente tradimento. Lei
vorrebbe essere quel merlo e non soffrire più d'amore.
Il tema dell'uccello simbolo di libertà e
consolazione ci ha suggerito una lettura del testo
in chiave "ascensionale". Mantenuta la
macro forma della canzone, il ritornello è stato
trasfigurato come cadenze aeree di clarinetto piccolo.
Le armonie originali sono state isolate e ognuna
di essa fatta diventare tonica per una scala lidia
(ascendente prima, discendente dopo) che andava reiterata
a beat libero e a chiamata dell'inter-direttore.
Questo è stato un caso di partitura orale
dove i gesti inter-direttivi (e quindi compositivi)
sono stati distribuiti tra più di un Mariposa.
[E.G.]
Una nonlinearità specifica nell'editing delle
sezioni del brano. La macro forma a grandi linee è mantenuta,
mentre lo svolgimento delle singole parti viene costretto
in alterazioni ritmico-minimali integralmente nuove.
Il canto dei fiati è reso più animalesco,
solitario ed emozionato. Ho voluto amplificare il senso
di imprevedibilità bambinesca implicito in ogni
forma di simmetria ritmico-melodica.
[L.B.]
3. Meta Cammello
Nella versione registrata per "Nuotando in un
pesce bowl" (è uno dei brani scartati e
poi riesumati per il disco TIMET) confluivano temi
vari tratti dal repertorio napoletano più giocoso.
Ma la primissima idea era l'esplicita citazione di "Caravan
petrol" di Carosone su un incedere di marcia minimale
che finiva inghiottita da una nube di pad tastieristici.
Una struttura simile a quella del Guarracino, ma più semplice
e ritmica: il brano simulava, senza mezzi termini,
un buffo corteo in marcia diretto a perdersi in un
lontano miraggio afoso.
[E.G.]
La nonlinearità formale del brano è intensa.
L'ispirazione di una danza minimale è forte,
sebbene le successioni dei disegni ritmici è a
sorpresa e i disegni stessi siano alquanto claudicanti.
Il processing della voce vuol rendere il calore infernale
di un deserto e la stessa presenza della vocalità di
Alessandro Fiori - appositamente riesumata per la versione
elettronica - stabiliscono un senso del tempo del brano
che chiamerei sedimentato, lasciato andare, trovato,
di materia plastica o altra natura. Ritmo apparentemente
esposto, importante, ambigua riconoscibilità degli
strumenti costitutivi dei microdisegni, ed emersione
di un canto canzone - caravan petrol di Carosone -
che conduce alla chiusura del brano con un senso di
sabbiosa memoria e olesoso immanere. Il ritmo sembra
esser cercato per giunger presto dove di petrolio e
suoi surrogati non ce n'è.
[L.B.]
4. Meta Cicerenella
Anche "Cicerenella" è, assieme a "Lo
Guarracino", una delle più antiche tarantelle
napoletane. Le immagini del testo, in forma di filastrocca
strofica, sono quelle di una fiaba rurale dove si narra
della fanciulla "Piccolo Cece" che possiede
tanti oggetti e molti animali (ecco il nesso zoologico).
Il brano è stato trasfigurato in un simil-rondeau
in 6/8, dall'andamento di minuetto veloce, assemblato
liberamente attraverso giustapposizioni di cellule
tematiche dedotte dall'originale (scrittura estesa
e montaggio di improvvisazioni sono state qui in stretta
sinergia). Le cose che possiede Cicerenella diventano
microcosmi accostati violentemente come figure impazzite
di una improbabile commedia dell'arte.
[E.G.]
Vari interventi nonlineari affiorano internamente.
E poi la coralità ancora esaltata, per poi esalare
ultimi sospiri in alcuni frangenti del brano. Ma i
solismi sono occasioni timbriche e languori d'amore.
Ancora fortemente ispirativo è il contesto narrativo
originario. Ho cercato di rendere la passione per il
micro suono, il rumore percussivo, lo strumento minuto,
che concorre all'assieme. E' senz'altro sull'assieme
che si esprime il senso più napoletano del far
festa e la successiva attesa di altre stagioni, altra
bellezza, altro canto. Senso del tempo esposto a mare.
[L.B.]
5. Meta Palummella
"
La Palumella" (farfalla, in dialetto) è una
canzone sulla nostalgia di un amore lontano e quindi
pienamente napoletana e pienamente Romantica. Stemperando
il dramma in favore di una più astratta condizione
di lontananza è stata nuovamente iperdilatata
la forma (via rallentamento) per far spazio ad un essenziale
canovaccio incentrato su un climax dinamico conclusivo:
le uniche regole sono state delle generiche condizioni
armoniche su cui improvvisare e dei ruoli ben precisi
che gli strumenti dovevano sostenere. Il pianoforte
a muro, suonato sempre con figurazioni rapidissime
e a due mani, con molto pedale d'espressione e di sordina,
ha svolto il compito di magmatico conduttore formale;
Il violino preparato e il clarinetto basso hanno sostenuto
un lento contrappunto di impurità tecniche (grattamento
e soffio). In questo caso i Mariposa hanno agito astraendosi
dalla loro condizione acustica ottenendo un brano idealmente
elettronico, proprio sfruttando le peculiarità più sporche
dei propri strumenti.
[E.G.]
A costituire un assieme che linearmente si direziona
ma la cui timbricità è solo memoria,
mentalità che si espone in tutta la propria
deformazione e interna, intima ossessività,
restano solo le ombre degli strumenti. Quasi avessi
voluto dar voce alla visione dell'amata, che riposa
nella mente di un vecchio, dopo decenni dall'avvenimento
reale che l'ha scaturita. Il processing ha voluto decidere
il colore delle ombre e alcune risultanti melodiche
degli arpeggi pianistici. Ombre di giorno assolato.
Memoria faticosa e alterna.
[L.B.]
6. Meta Palumma, notturna
La farfalla è stato oggetto di doppia lettura
all'interno del complessivo lavoro di trasfigurazione.
Questo animale simbolo qui è la "Palumm'e
notte". La sua dimensione notturna (e di notturno
musicale) ci fa ipotizzare ad una falena. La partitura è stata
concepita con un andamento ciclico su un unico blocco
formale: ogni strumento (due tastiere, armonium e fisarmonica)
ripeteva cellule minimali mentre il direttore decideva,
con gesti specifici, la fine delle rispettive ripetizioni
e l'oscillazione dinamica di ogniuno. Innegabili sono
stati forti riferimenti minimal-ambient.
[E.G.]
Brano fortemente nonlineare, metropolitano, ritmicamente
duro, timbricamente tagliente. Litigi e tensioni si
snodano, e pace improvvisa, voluta, necessaria, questa
nostra notte viva mediterranea, estiva. La corteccia
narrativa metropolitana non nasconde la ragione di
un processing che cerca nelle voci e nelle armonizzazioni
dei synth una densa oniricità.
[L.B.]
7. Meta Ciuccio
Il brano non finì su disco per presunta troppa
durezza e acidità (ricordate il produttore di
cui sopra?). Ma a mio giudizio la reinvenzione de "Il
ciuccio de Cola" fu uno degli esperimenti di aritmia
multipla più interessanti di tutto il disco.
L'ensemble Mariposa venne suddiviso in piccoli gruppi
interni. Sull'ostinazione continua di un ritmo dispari,
i gruppi eseguivano, a chiamata, omoritmie ogniuna
indipendente dal continuum. Le chiamate erano secondo
precise sequenze numeriche e l'organico usato comprendeva
solo percussioni, oggetti improvvisati, ancie e tastiera
giocattolo. Dopo molti brani acquatici e aerei, il
ciuccio (ovvero somaro) avrebbe dovuto essere l'episodio
più "realista" e più di terra
del progetto-Napoli.
[E.G.]
Qui abbiamo una resa ritmico-macroscopica nonlineare,
una forte simmetria tribale, che semplicemente nasce
da un campione percussivo del brano Mariposa originale;
mentre lo svolgersi del nuovo brano rispetta a grandi
linee gli eventi che scandivano il brano Mariposa.
Le sezioni e i canti dei fiati si contorcono, come
accade in una intensa trans corporea. Ho trasformato
in sezioni ricorrenti piccole presenze percussive di
campanelli e voci. Ho elettronicizzato la cassa del
disegno percussivo tammorrante. L'impatto è trans-tribale,
con un calore latino rigoglioso. Rito del percorso,
del cammino, della presenza, questa la stasi implicita
nel tempo sostenuto. Tutto si trasforma lentamente
nel ricordo del beat intenso.
[L.B.]
8. Seconda Distrazione - G. De Simone
Il brano di Girolamo rientra nell'allargamento che
Timet continuamente affronta, gruppo aperto, dinamico,
indefinibile in un organico o in un orizzonte applicativo.
Le nostre ricerche seppur diverse hanno in comune
l'accettazione di una fluida classicità, dove
l'elettronica e le sue molte forme possono riscrivere
ed estendere le prospettive fruitive e ri-compositive
delle sorgenti della cultura musicale contemporanea.
Scrive Girolamo De Simone:
"…
Non è che non si debba "dire" Napoli.
E' che non si può "sempre" dire Napoli.
Dire Napoli perché in fondo non si ha altro
da dire.
Le gite fuori porta e gli spaghetti diventano l'unica
icona possibile di una città che si parla addosso.
Per questo noialtri, che qui viviamo, dovremmo essere
alla resa. Non dico arrenderci o emigrare. Dico che
dobbiamo davvero fagocitare queste pizze, questi mandolini,
questo sole e questo mare. Mangiamoci gli spaghetti
e... facciamone altro.
Non cancelliamo questo folclore, trasformiamolo a nostro
uso e consumo, rendiamolo irriconoscibile, giochiamoci,
a costo di rovinarlo. Macchiamolo, alteriamolo, confondiamolo,
diamogli un calcio in culo e facciamo in modo che con
la nostra Azione la sua identità possa mutare.
Agiamo in maniera un po' distratta, rubiamo queste
belle melodie, questo ingombrante valore aggiunto della
nostra identità, rendiamola mutante come noi
in fondo siamo. Distraiamo le cose dal loro fine abituale
e rendiamole altro
|